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PERICOLO N.B.C.R.







Si va sempre più delineando l'idea che futuri attacchi terroristici possano colpire l' Italia. La possibilità che armi non convenzionali di distruzione di massa possano essere utilizzate da gruppi terroristici è considerato possibile da molti cittadini anche se, gli esperti non lo stimano probabile, almeno non imminente e nel peggiore dei casi, limitato con effetti circoscrivibili.

Questo articolo che sintetizza le indicazioni del Ministero della Salute ha lo scopo di fornire le informazioni essenziali della materia, suggerimenti comportamentali per i cittadini, gli operatori sanitari e del volontariato per comprendere e fronteggiare quello che purtroppo oggi non è più solo una minaccia.



PREMESSE STORICHE




Anche nel passato lontano, alcune armi che oggi definiremmo "non convenzionali" come carcasse di animali putrefatte o potenti veleni venero utilizzate per sterminare i propi avversari. I Tartari catapultarono dentro le mura di Caffa cadaveri di appestati diffondendo nell'Europa Medioevale epidemie che fecero 30 milioni di morti . Gli Indiani d'America furono decimati regalando loro coperte messe subdolamente a contatto con malati di vaiolo. Nel 1919 Winston Churchill allora Segretario di Stato del Regno Unito autorizzò l'uso di armi chimiche per sedare una rivolta Irachena. Più di recente gli stessi iracheni hanno utilizzato aggressivi chimici contro i soldati iraniani e le minoranze Curde. Un numero sempre maggiore dispongono o sperimentano armi non convenzionali di distruzione di massa.



ARMI NON CONVENZIONALI DI DISTRUZIONE DI MASSA




Sono tutte quelle che possono provocare devastazioni, malattie e morte su scala enormemente più grande di quelle convenzionali (armi da fuoco con esplosivi tradizionali). Pertanto le armi non convenzionali, definite anche di distruzione di massa, sono quelle nucleari-radiologiche, biologiche, chimiche, (NBCR).

Come affermato dal Consig1io di Sicurezza delle Nazioni Unite, le armi NBCR rappresentano “una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”. Alcuni trattati internazionali come la Conferenza di Parigi del 1989, l’accordo USA/URSS del 1990 e il successivo del 1996, hanno messo al bando le armi biologiche e chimiche, ma non tutti gli Stati li hanno sottoscritti e, di conseguenza, non sono universalmente accettati.

Procurarsi le materie prime per la costruzione ad esempio, di armi biologiche era fino a qualche anno fa, ma oggi non più estremamente facile anche se, per produrre aggressivi chimici letali non occorre una base industriale molto sofisticata; per questo motivo i paesi del Terzo Mondo sono oggi spesso attratti da tali armi, che rappresentano una sorta di "atomica dei poveri". L'uso di armi chimiche da parte dell'Iraq e la capacità di produzione di aggressivi chimici, documentata per quanto riguarda la Libia nel 1988, dimostrano quanto queste armi possano trovare ampia diffusione.

Preoccupa soprattutto l'attrattiva che tali armi potrebbero esercitare su gruppi di terroristi, dato che il rilascio di quantità relativamente esigue di tossine nelle riserve acquifere o nell'atmosfera può causare vaste catastrofi.

Dopo l’attentato con gas nervino che nel 1995 causò 12 morti e un migliaio di intossicati nella metropolitana di Tokyo, e dopo il tragico attacco contro le Torri Gemelle del World Trade Center a New York e l’edificio del Pentagono in Virginia (11 settembre 2001), il rischio di un impiego terroristico delle armi chimiche e batteriologiche sta mettendo in allarme i servizi segreti di tutto il mondo.

Secondo gli esperti del Centro Malattie Infettive del Minnesota (USA) per causare una catastrofe di dimensioni colossali con conseguenze di ordine psicologico, politico ed economico fortemente destabilizzanti basterebbe liberare in un ambiente densamente abitato la quantità di virus del vaiolo contenuta, ad esermpio, in una penna a sfera di plastica che tra l'altro, non rilevabile dai metal detector e nelle normali ispezioni di frontiera, potrebbe superare facilmente qualsiasi controllo.

TERRORISMO METODO DI LOTTA POLITICA ADOTTATO DA GRUPPI O MOVIMENTI BASATO SUL RICORSO ALLA VIOLENZA VOLTO A GENERARE UN DIFFUSO SENTIMENTO DI INSICUREZZA E DI PANICO E QUINDI A CREARE UN CLIMA FAVOREVOLE ALLA REALIZZAZIONE DI OBBIETTIVI DI NATURA POLITICA O MILITARE.
(L'universale® Enciclopedia Generale®)


Azioni terroristiche possono aver luogo in situazioni di gestione autoritaria del potere (dove risulta impossibile, o comunque difficile e rischioso, condurre pubblicamente e pacificamente una lotta politica al gruppo o al partito al potere); o anche in situazioni i cui viga un sistema democratico, quando minoranze, che non possono far conto sulla presa del potere attraverso libere elezioni, vogliano con la violenza determinare un radicale cambiamento politico; o quando si intenda perseguire la liberazione di territori occupati da un esercito o da una forza nemica.

I fattori terreno su cui si sviluppano i movimenti terroristici sono gli odi tra i popoli, le religioni e le etnie, il sottosviluppo, le disuguaglianze economico-sociali, la povertà e le ingiustizie. Nell’attesa che si risolvano queste motivazioni, la difesa si dovrà basare sulla vigilanza, soprattutto di “intelligence”, sulla predisposizione di mezzi di prevenzione, di presidi di contrasto, sulla specializzazione e l’addestramento di personale sanitario, della Protezione Civile e Militare, sull’informazione puntuale e corretta della cittadinanza, evitando ogni sorta di allarmismo, ma anche di minimizzazione del pericolo potenziale.



OBBIETTIVI DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE




Il terrorismo moderno si sviluppa a partire dai primi decenni del XIX secolo sull'onda della diffusione dei fermenti nazionalistici e dei movimenti politici rivoluzionari. Il terrorismo nazionalista di matrice serba fu responsabile per esempio dell'attentato contro Francesco Ferdinando nel 1914 a Sarajevo, che fu tra le cause dello scoppio della prima guerra mondiale.

Oggi una delle zone più calde è il Medio Oriente, dove il complicato conflitto interno ai paesi arabi e tra questi e Israele ha visto il ricorso continuo a questo tipo di lotta politica e militare sia da parte degli israeliani (la banda Stern e l'Irgun), sia da parte dei palestinesi con azioni suicide portate nel cuore delle città israeliane.


L’11 settembre 2001 si consuma a New York il più grave atto terroristico della storia dell'Occidente.

La mattina dell'11 Settembre 2001


Negli ultimi due decenni del XX°secolo, anche in seguito all’affermarsi della rivoluzione in Iran e alla presa del potere da parte dei taliban in Afghanistan, l’intero mondo islamico ha assistito a un inedito sviluppo del radicalismo armato, il quale ha rivolto la sua offensiva contro i paesi occidentali e in particolare contro gli Stati Uniti. A partire dal 1988 – anno dell’attentato al Boeing 747 della Pan American, che provocò lo schianto al suolo del velivolo nei pressi di Lockerbie, in Scozia, e la morte di 270 persone.

Crollo della Torre Ovest
Al fondamentalismo islamico si attribuiscono purtroppo le più sanguinose azioni terroristiche, tra cui l'attentato dinamitardo al World Trade Center di New York (che nel 1993 causò la morte di sei persone e migliaia di feriti) ed il gravissimo attacco che gli Stati Uniti subirono la mattina dell’11 settembre 2001, quando quattro aerei civili furono dirottati da commando suicidi e lanciati contro le due torri del World Trade Center di New York (crollate dopo poche decine di minuti) e contro il Pentagono, la sede del ministero della Difesa, provocando migliaia di vittime. (inserire video ??)



Autobus sventrato
La diffusione del terrorismo internazionale ha coinvolto anche altri paesi democratici come la Spagna negli attentati di Madrid dell' 11 marzo 2004 che ha causato duecento morti e più di 1500 feriti, la Gran Bretagna con Londra colpita il 7 LUGLIO 2005, città paralizzate: fermi i trasporti, ferme le comunicazioni telefoniche.




Anche l' Italia ha dovuto fare i conti con eventi terroristici negli anni sessanta con la "strategia della tensione", in cui operava una manovalanza proveniente da movimenti politici con il sospetto, e con buon fondamento, anche il coinvolgimento di servizi segreti deviati e di organizzazioni straniere. Agli inizi degli anni Settanta poi, la lotta armata contro le istituzioni dello stato condotta da una miriade di organizzazioni armate di sinistra (Brigate Rosse in primo luogo, Prima Linea, Nuclei armati proletari, Nuclei comunisti combattenti ecc.) sono costati al paese un drammatico conflitto sociale e molte vite umane.

Successivamente, nei primi anni Novanta la criminalità di stampo mafioso si è impadronita di tecniche e obiettivi propri dell'eversione politica, come dimostrano, tra gli altri, gli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992 o quelli che nel 1993 colpirono la galleria degli Uffizi a Firenze e il Padiglione d'arte contemporanea a Milano.

A differenza del terrorismo nazionale, Si pensa che quello internazionale punti a provocare un nurnero molto elevato di vittime allo scopo di generare panico tra i popoli per destabilizarne l’economia, i governi e acquisire una posizione di forza in ipotetiche trattative.

Secondo statistiche del Dipartimento di Stato Americano nel ventennio 1980-2000 vi sono stati nel mondo oltre 9.000 attacchi terroristici, ma solo in percentuale minima con armi non convenzionali. Queste, fortunatamente, hanno causato un numero molto limitato di vittime come l’attentato già citato prima al gas nervino nella metropolitana di Tokio e gli attacchi con buste di antrace negli Stati Uniti.

Per il futuro prossimo gli esperti dell’antiterrorismo ritengono assai più probabiti attentati con armi tradizionali mentre, per un futuro un po' più lontano, la probabilità che vengano usati aggressivi chimici, biologici o radionucleari aumenta considerevolmente. Da qui l’esigenza di preparazione e di allertamento per politici, esperti, soccorritori, operatori sanitari, cittadini.



ARMI NBCR




quello che rimane del camion-bomba esploso
Le armi usate dai terroristi sono in genere Bombe di dimensioni sufficientemente ridotte da essere collocate manualmente. Per quanto piccoli, questi ordigni hanno un grande potere distruttivo. Hamas, un gruppo integralista islamico palestinese, ha in molte occasioni usato la tecnica dell'attacco suicida. Un'altra arma alla quale il terrorismo fa spesso ricorso è l'"autobomba", cioè un'automobile o un camion imbottiti di esplosivo (anche centinaia di chili). Come nell' attentato a Nassirya in cui morirono alle ore 8.45 del 12 Novembre 2003 19 italiani e quello di Sharm el Sheik nell'estate di fine Luglio 2005.

BOMBA ORDIGNO CONTENENTE SOSTANZE CHIMICHE O ALTRI MATERIALI ESPLOSIVI, CONGEGNATO PER ESPLODERE SEMINANDO MORTE E DISTRUZZIONE PER EFFETTO DELL'ONDA D'URTO, DEL CALORE E DELLE SCHEGGE.
(Microsoft® Encarta® Enciclopedia)


Le bombe possono essere suddivise in due categorie principali:
convenzionali e nucleari.

La bombe convenzionali, siano esse esplosive, incendiarie, chimiche o biologiche, sono composte da un corpo metallico di forma cilindrica riempito con esplosivi o sostanze chimiche. Il peso può variare da un paio di chilogrammi a oltre la tonnellata.

Le bombe a frammentazione, esplodono scagliando intorno numerosissimi frammenti metallici, a volte chiodi o bulloni che vanno a conficcarsi nelle carni umane rendendole micidiali.

Le bombe incendiarie, molto usate nel corso della seconda guerra mondiale, sono progettate per appiccare fuoco a materiale combustibile e contengono generalmente composti a base di idrocarburi. Durante la guerra nel Vietnam, centinaia di bombe incendiarie di piccole dimensioni furono sganciate per innescare tempeste di fuoco. Questa bomba non solo provoca gravissime ustioni, ma consuma completamente tutto l'ossigeno presente negli spazi chiusi.

Armi nucleari
Ordigni esplosivi progettati per liberare energia nucleare su grande scala. Gli ordigni nucleari propriamente detti possono essere a fissione (bombe atomiche), a fusione (bombe H) oppure a neutroni (bombe N).



BOMBA ATOMICA




Bomba A,
sono costituite da masse di materiale fissile che vengono unite tra loro per dare luogo ad una reazione a catena molto rapida. La forza distruttiva è quella liberata dalla rottura degli atomi di elementi molto pesanti (Plutonio 239 o Uranio 235).. Una sfera di uranio o di plutonio dalle dimensioni simili a quelle di un'arancia determina un'esplosione paragonabile a quella prodotta da 20.000 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale, come ad esempio il trinitrotoluene, noto come TNT.

Bombe H "pulite"
l’effetto distruttivo è invece causato dall’energia liberata dalla fusione di atomi che è possibile solo con altissime temperature. Questc possono esscrc raggiunte con l’esplosione di una homba atomica che generalmente rappresenta t’innesco di una homba H.

La bomba al neutrone (bomba N) è una bomba a fusione in cui viene potenziata l'emissione di radiazione diretta. Il gran numero di neutroni liberato nelle reazioni termonucleari induce radioattività nel suolo e nell'acqua entro una zona relativamente ristretta intorno all'esplosione; pertanto la bomba al neutrone hanno la caratteristica di non danneggiare particolarmente le costruzioni ma di annientare completamente tutte le forme di vita in esse contenute.



Gli effetti delle armi nucleari sono stati e sono tuttora oggetto di attento studio.


A 0,16 secondi dall'esplosione
Effetti dell'onda d'urto
L'esplosione di una bomba atomica, visibile in una palla di fuoco, produce un'intensa emissione radioattiva, contemporaneamente a onde d'urto e di calore, che distruggono tutto quanto si trova nelle immediate vicinanze. Le polveri e i detriti risucchiati dal terreno concorrono a formare una nube di fumo dalla tipica forma a fungo. La ricaduta al suolo (fall-out) dei detriti divenuti radioattivi dipende dai processi dinamici dell’atmosfera e può causare danni ad aree anche molto estese. Come nel caso delle esplosioni prodotte dalle armi convenzionali, gran parte del danno provocato agli edifici e alle altre strutture da un'esplosione nucleare risulta, direttamente o indirettamente, dagli effetti dello scoppio. La rapidissima espansione dei materiali che costituiscono la bomba produce un impulso di alta pressione, o più precisamente un'onda d'urto, che si propaga in modo concentrico a partire dal punto in cui è avvenuta l'esplosione. In aria, questa onda d'urto è accompagnata dallo sviluppo di venti violentissimi, assai più potenti di quelli di un uragano, e il danno viene provocato sia dalla pressione dell'aria, sia dai venti estremamente intensi che persistono anche dopo il passaggio dell'onda.

Effetti termici
Le temperature estremamente alte raggiunte in un'esplosione nucleare risultano dalla formazione di una massa incandescente di gas compressi, detta palla di fuoco. Dalla palla di fuoco viene emesso un lampo di radiazione termica che raggiunge una vasta area, seppure con intensità che decresce in modo costante.

La radiazione termica che colpisce la pelle causa gravi ustioni, in particolare un'esplosione in quota da 10 kiloton può produrre ustioni di secondo grado sulla pelle non coperta, fino a 2,4 km dal punto zero; per una bomba da 10 megaton, la distanza corrispondente è di 32 km. La radiazione termica può provocare lo sviluppo di incendi di materiale combustibile, che successivamente, se le condizioni sono favorevoli, si estendono, tutto ciò che esiste di infiammabile viene rapidamente divorato dal fuoco.

Radiazione penetrante
Oltre al calore e all'onda d'urto, l'esplosione di una bomba nucleare ha un effetto del tutto particolare e assolutamente devastante: l'emissione di radiazioni nucleari penetranti che hanno caratteristiche completamente diverse dalla radiazione termica. Quando viene assorbita dai tessuti corporei, la radiazione nucleare può causare danni estremamente gravi, molti individui che non avevano riportato danni letali per l'urto e per il calore, muoiono in un secondo momento a causa delle radiazioni.

La radiazione nucleare prodotta da un'esplosione atomica può essere distinta in due categorie:
radiazione diretta e radiazione residua.

Quella diretta consiste di una liberazione istantanea di neutroni e raggi gamma, che sono radiazioni elettromagnetiche ad alta energia simili ai raggi X, su un'area di moltissimi chilometri quadrati. Per difendersi dalla loro azione occorre essere schermati da spessori consistenti di materiale.

La radiazione nucleare residua, generalmente nota come fallout, può rappresentare un rischio per aree molto vaste del tutto indenni dagli altri effetti dell'esplosione della durata di giorni, mesi o anche anni.



Si conoscono due diverse categorie di fallout:
precoce e ritardato.

Se un'esplosione nucleare si verifica vicino alla superficie, avviene il risucchio dalla superficie stessa di detriti e acqua, materiali che vanno a costituire la nube a fungo e si contaminano con i residui radioattivi della bomba stessa. Il materiale contaminato comincia a ricadere nel giro di pochi minuti e può continuare anche per 24 ore, interessando un'area di migliaia di chilometri quadrati sottovento rispetto al punto dell'esplosione: è questo il cosiddetto fallout precoce, che costituisce un rischio immediato per gli esseri umani. Le esplosioni che avvengono a quota relativamente alta non danno luogo a fallout precoce. Se una bomba nucleare esplode ben lontana dal suolo, i residui radioattivi salgono ad alta quota nella nube a fungo, e ricadono gradualmente su un'area molto vasta.

La natura della radioattività e la grande vastità delle aree che potrebbero essere contaminate da una singola esplosione rendono potenzialmente il fallout radioattivo uno degli effetti più micidiali delle esplosioni nucleari.

Effetti climatici
Questa possibilità, ipotizzata in un articolo pubblicato da un gruppo internazionale di scienziati nel dicembre del 1983, acquisì notorietà come "teoria dell'inverno nucleare". Secondo l'opinione di questi scienziati, l'esplosione di testate nucleari potrebbe lanciare nell'atmosfera immense quantità di polvere e fumo, tali da schermare la luce solare per parecchi mesi, distruggendo la vita delle piante e instaurando un clima subglaciale, fino alla dispersione delle polveri. Questi effetti, persistendo per un tempo sufficiente, avrebbero potuto anche condurre all’estinzione della razza umana. Da allora la teoria dell'inverno nucleare è stata oggetto di enormi controversie;

Le bombe atomiche, all’idrogeno (hombe H) e le bombe N richiedono tecnologie molto complesse e quindi difficilmente utilizzahili dai gruppi terroristici. Inoltre un’esplosione nucleare coinvolgerebbe enormi estensioni di territorio. Una difesa dai devastanti effetti di tali bombe sarebbe possibile solo mediante l’uso di appositi rifugi e a patto che gli stessi siano a diverse decine di chilometri dal luogo dell’esplosione.

Motto più fattibili, per i terroristi, sono gli attentati con “bombe sporche”, cioè con ordigni costruiti con materiale esplosivo convenzionale il cui scoppio serve a disperdere nellaria e nel terreno delle sostanze radioattive che possono determinare gravi effetti tossici dovuti alla contaminazione o all’irraggiamento.

Per contaminazione si intende l’introduzione all’interno dell’organismo di particelle radioattive attraverso l‘inalazione e l’ingestione. Anche la deposizione sulla pelle e sui vestiti è considerata contaminazione perché poi queste particelte possono essere facilmente inalate e ingerite.

L’irraggiamento, invece, è l’esposizione del corpo umano a radiazioni che possono produrre ionizzazione e danni a cellule viventi, principalmente al DNA cellulare con mutazioni del materiale genetico e morte cellulare. Il pericolo maggiore, pertanto, è costituito dalla polvere anche invisibile di materiate radioattivo che la “bomba sporca” disperde nell’ambiente e dal conseguente rischio di inalarla e di ingerirla. Come per altri rischi da aggressioni arnhicntali, chimiche o biologiche sai’~t dunque indispensabile proteggerci dal rischio di contaminazione.



ARMI CHIMICHE BIOLOGICHE




ARMI CHIMICHE BIOLOGICHE SOSTANZE CHIMICHE E AGENTI PATOGENI IMPIEGATI A SCOPO BELLICO PER I LORO EFFETTI TOSSICI SULL'UOMO, SUGLI ANIMALI E SULLE PIANTE..
(L'Universale® Enciclopedia Generale®)


Gli effetti prodotti dalle armi chimiche e biologiche dipendono dalla dispersione di particolari sostanze piuttosto che da una vera e propria esplosione. Le armi chimiche possono essere usate per liberare gas debilitanti, tossici o nervini. Le armi biologiche avrebbero ipoteticamente gli stessi effetti, ma presumibilmente su più vasta scala e per un intervallo di tempo più lungo.

Le tecniche più efficaci per liberare i gas tossici a una distanza maggiore sono, ad esempio l'utilizzo di granate da mortaio, proiettili d'artiglieria, razzi, bombe sganciate da aerei, o ancora diffusione a spruzzo da aerei, autobombe, bombe suicide.

ARMI CHIMICHE

Sono quelle atte a produrre effetti dannosi, inabilitanti o mortali sull’uomo, sugli animali, sulle piante o a danneggiare generi commestibili e materiali sino a renderli inutilizzabili. Sono sostanze chimiche con grande capacità aggressiva e in grado di svolgere un’azione immediata e duratura. di agire per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo producono effetti tossici di varia natura. Devono essere volatili, dispersibili nell’ambiente, resistenti all’azione degli agenti atmosferici, allo scoppio, al calore. Le armi chimiche possono essere gassose, liquide, solide.

In base agli effetti che sono capaci di determinare sono classificate come neurotossici (nervini), tossici sistemici, tossici del sangue, vescicanti, soffocanti, lacrimogeni, irritanti.

Aggressivi chimici come il gas lacrimogeno, il cloro e il fosgene, che hanno effetti irritanti sui polmoni, e l'iprite, un vescicante, furono usati per la prima volta durante la prima guerra mondiale per rompere la situazione di stallo della guerra di trincea.

Varie sostanze chimiche, come l'"agente orange", che altera il metabolismo delle piante causando la perdita del fogliame, sono state impiegate nella guerra del Vietnam dagli statunitensi per privare i vietcong dei raccolti necessari al sostentamento e della copertura fornita dalla vegetazione. Queste sostanze, di solito diffuse dall'alto, contaminano le acque e gli organismi che vivono in esse; per i loro effetti persistenti sull'intero ecosistema esse si rivelano a lungo termine particolarmente devastanti.

ARMI BIOLOGICHE

Molte tra le maggiori nazioni hanno lavorato in qualche misura allo sviluppo di agenti biologici per uso bellico. Selezionati o adattati a partire da microrganismi patogeni in grado di causare varie malattie negli esseri umani, negli animali domestici o nelle piante di importanza vitale, essi comprendono batteri, funghi, virus e tossine. I patogeni che causano botulismo, peste, afta epizootica e ruggine del frumento sono tra i molti che potrebbero essere impiegati. L'ingegneria genetica offre inoltre la possibilità di sviluppare nuove linee di agenti patogeni contro cui non vi sarebbe alcuna prevenzione possibile. negli anni Ottanta sono state riportate informazioni secondo cui il Giappone avrebbe fatto uso di agenti biologici contro i cinesi durante la seconda guerra mondiale. All'inizio degli anni Ottanta è trapelata la notizia, non dimostrata in modo definitivo, che l'Unione Sovietica in Afghanistan e il Vietnam in Laos e Cambogia stessero impiegando tossine fungine nella cosiddetta forma di "pioggia gialla".

Le convenzioni internazionali ne vietano lo sviluppo, la produzione, l’acquisto e lo stoccaggio.

Sono definite “ripugnanti alla coscienza del genere umano”. La loro presenza non è facilmente e prontamente rilevabile. La loro pericolosità e letalità è di difficile contenimento perché sempre contagiose e comunque subdolamente trasmissibili fra individui che ne sono venuti a contatto.

Trasporto materiali pericolosi
Gli incidenti di origine industriale.

Rischi potenziali incombono sui centri abitati per le eventuali conseguenze da incidenti ai trasporti di sostanze pericolose o perché situati in prossimità di industrie chimiche o centrali nucleari. Per fare qualche esempio basterà ricordare tre grossi disastri avvenuti negli ultimi decenni.




Seveso, 1976. Nella provincia di Milano. da un reattore della ditta ICMESA utilizzato per la produzione di esaclorofene, sostanza usata nell’ industria farmaceutica e cosmetica, fuoriusce una nube tossica che si propagò sul territoro circostante densamente abitato. Si trattava di una sostanza molto pericolosa il tetraclorurodibenzodiossina (TCDD). Qualche giorno dopo gli effetti della nube cominciarono ad essere avvertiti dagli abitanti:
si segnalarono casi d'intossicazione sempre più frequenti seguiti da ricoveri di emergenza.
Si cominciarono a registrare la morte di molti animali e in seguito le piante risultarono contaminate nel fusto e nel fogliame e così il foraggio e il latte. Nelle settimane successive furono segnalati centinaia di casi di cloracne.

Bhopal, 1984. Nell’ India centrale, in uno stabilimento dell’Union Carbide, La fuga di un gas usato come pesticida, il metilisocianato (MIC) uccise subito circa 8000 persone e almeno altrettante negli anni successivi.

Chernobyl, I986. Una nube tossica fortemente radioattiva si sparse dalla centrale nucleare lambendo e inquinando una vasta zona d’Europa. Le conseguenze furono particolarmente gravi con morti e malattie tutt’oggi in fase di trattamento.

incendio industria chimica
Questi episodi, e molti altri ancora, hanno attivato una serie di interventi legistativi e preventivi tali da far guardare al futuro con una maggiore tranquillità.
In caso di emergenze di questo tipo negli stabilimenti a rischio, così pure per il trasporto di sostanze pcricolose, sono stati definiti dei protocolli che, se seguiti scrupolosamente, dovrebbero dare buone garanzie.

In generate esistono due piani di emergenza:

uno da attuare all’ interno delle struttune industriali e di cui sono responsabili i relativi dirigenti ed uno esterno che verrà attivato e coordinato dalle Prefetture provinciali qualora non fosse possibile contenere le pericolose conseguenze all’ interno della struttura industriale.

L'allertamento della popolazione avverrà tramite il suono delle sirene o con automezzi muniti di altoparlanti. Radio e televisione diffonderanno le notizie e i comportamenti da seguire. Ci sara l‘ isolamento della zona a rischio ed entreranno in attività le unità operative di emergenza, i vigili del fuoco, il 118, gli ospedali, le Aziende Sanitarie, la Protezione civile, gli operatori sanitari del territorio, la Croce Rossa Italiana.
Tutto quanto è previsto e regolamentato da leggi e decreti (DPR 175/88, 394/CEE/90, 679/CEE/90, Legge 22S/92, 137/97).



LE MASCHERE ANTIGAS E GLI INDUMENTI PROTETTIVI




Autobus sventrato
In commercio presso i negozi di antinfortunistica, vi sono diversi tipi di maschere antigas. L’acquirente dovrà valutare la credibilità dell’esercizio commerciale facendosi garantire la validità della maschera e dei relativi filtri che devono essere finalizzati alla difesa nucleare, biologica e chimica (NBC).



La maschera deve proteggere il sistema respiratorio, gli occhi, la cute della faccia e della testa da sostanze pericolose come le polveri radioattive, gli aggressivi di origine biologica e chimica. Allo scopo devono essere dotate di filtri cosiddetti ‘combinati” che hanno una durata abbastanza limitata. E’ induhbio che possedere una maschera antigas di ultima generazione, soprattutto se in combinazione con calzari e una tuta protettiva anti NBCR (ve ne sono di tanti tipi, capacità prolettiva e costi diversi), può dare una buona sensazione di sicurezza ma richiede anche un accurato addestramento all’impiego dovendo essere indossata, all’ occorrenza, in modo estremamente rapido, con il filtro giusto e con una tenuta perfetta onde evitare la penetrazione tra cute e maschera, di qualunque tipo di aggressivo. Indossare la maschera antigas senza la dovuta abilità ha portato anche a casi di soffocamento.

La distribuzione a tutta la popolazione e il relativo addestramento all’uso sono impensabili. Lo Stato può al massimo provvedere a dotarne le forze armate, di polizia e gli operatori del Soccorso.

In via subordinata, potranno essere usate mascherine protettive in tessuto-non-tessuto di fibre sintetiche, poliammidiche, cellulosiche normalmente utilizzate come antimicrobiche o antismog e reperibili anche nelle farmacie. In particolare è raccomandato l’acquisto di mascherine filtranti facciali di tipo FFP3 o N95. In estrema emergenza e in mancanza di meglio potranno essere impiegati fazzoletti, asciugamani, tovaglioli, sciarpe ben bagnati da bottiglie sigillate e portati come filtri davanti alla bocca e al naso.

Tornando alle tute protettive, oltre a quelle semplici in tessuto-non-tessuto con cuciture e chiusure lampo termo-saldate ve ne sono di piü sicure come le tute integrali, di solo uso professionale, che incapsulano completamente il corpo isolandolo dall’ambiente. In queste l’aria viene fornita da un respiratore ad aria compressa autonomo o alimentato dall’esterno.



DENUNCIA ISOLAMENTO SOVEGLIANZA VACINAZIONE




La vaccinazione è una pratica medica per la difesa contro le malattie infettive. Si basa sull’utilizzazione di batteri o virus attenuati o morti o dei loro componenti, resi non patogeni, somministrati per indurre risposte immunitarie e prevenire le malattie. Purtroppo non tutte le malattie infettive hanno un loro vaccino. E non sempre questi hanno una validità costante; ciò perchè i germi e i virus nel tempo possono modificare le loro caratteristiche genetiche. In questi casi devono essere adeguati nella loro composizione alle mutate caratteristiche degli agenti infettivi per poter mantenere l’efficacia.

Per fronteggiare l' emergenza bioterroristica l ‘unico vaccino sicuramente e ampiamente disponibile in Italia e all’estero è, al momento, quello contro il vaiolo. Il Mimstero della Salute ne ha acquistato cinque milioni di dosi con le quali, opportunamente diluite, si potra far fronte a un’eventuale ampia campagna preventiva.

Per tutte le altre malattie trasmissibili con finalità terroristiche, sono teoricamente e parzialmente disponibili quello per l’antrace e per la peste bubbonica.
Entrambi necessitano di tre cicli di trattamento con intervallo di tre settimane e richiamo annuale. Sono inoltre disponibili quelli contro la febbre gialla, il colera, micobatteri tubercolari, influenza aviaria. Terapie antibiotiche possono essere utilizzate per tutti i potenziali aggressivi biotogici, ad eccezione del botulino per il quale è disponibile un siero specifico.

L’Italia, si stanno attrezzando anche se il rischio nel breve periodo, è considerato improbabile.

Per le malattie infettive molto contagiose e virulente sono previsti l’ isolamento stretto in stanze chiuse il cui accesso è consentito ai soli operatori con gli opportuni Dispositivi di Protezione Individuali (D.P.I.):
camici. maschere, guanti e, attente precauzioni igieniche come lavaggio, antisettici, ecc.

L’isolamento da contatto, è invece quello in cui le barriere sono limitate alla sola difesa degli operatori. Altro è l’isolamento respiratorio che si avvale delle comuni mascherine antibatteriche che impediscono la trasmissione di microrganismi o il relativo contatto diretto attraverso le goccioline che vengono liberate nell’ ambiente immediatamente circostante con la tosse, gli starnuti, il respiro ed il parlare.

Infine, nelle strutture ospedaliere è normalmente attuato l’isolamento protettivo. Questo ha lo scopo di proteggere i pazienti maggiormente predisposti alle infezzionii come i defedati, i leucopenici, gli immunodepressi.


sito consigliato: www.italiapsicologia.it


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