È la cessazione brusca ed inattesa delle attività circolatoria
e respiratoria in pazienti con o senza malattia cardiaca nota. Può verificarsi senza segni premonitori
ed essere la prima manifestazione della malattia coronarica, in quel caso iI cuore è spesso
sufficientemente sano da permettere al soggetto di sopravvivere, purchè venga soccorso
precocemente, correttamente e con strumenti idonei (DAE). Può diversamente essere preceduta
da sintomi molto variabili per intensità, durata e caratteristiche.
Pur essendo molteplici le cause che possono determinare arresto respiratorio e cardiaco, circa ‘85%
dei casi di arresto cardiaco improvviso non traumatico avviene nell’adulto per una Fibrillazione
Ventricolare-FV aritmia cardiaca che comporta la depolarizzazione incordinata delle cellule
miocardiche con conseguente cessazione della attività di pompa del cuore.
L’incidenza di un improvviso
arresto cardiocircolatorio dovuto a FV è attualmente stimata in ragione di 1 persona su 1000 residenti
all’anno. La defibrillazione, ossia l’applicazione di una corrente elettrica con un defibrillatore
automatico esterno (D.A.E.) attraverso il miocardio, è l’unica terapia
realmente efficace per arrestare la FV e la tachicardia ventricolare senza polso (TV), che spesso la
precede, e creare i presupposti per il recupero di un ritmo cardiaco valido.
La persistenza nel tempo della FV. dipende dalla presenza di adeguate scorte miocardiche di fosfati
ad alta energia che vengono consumate dal miocardio fibrillante a velocità molto superiore a quella
che si verifica durante una contrazione ritmica. Una volta esaurite le scorte energetiche la FV evolve
in Asistolia, situazione non più suscettibile di terapia elettrica.
La defibrillazione si propone come obiettivo la contemporanea depolarizzazione di tutte le cellule
miocardiche producendo una asistolia temporanea e fornendo ai pacemakers naturali l’opportunità
di riprendere la normale attività.
La sua efficacia dipende dalla precocità dell’intervento, dalla ossigenazione del miocardio, da un
adeguato livello di energia (200, 200, 360 Joules nei modelli ad onda monofasica) e da una bassa
impedenza toracica, ossia una bassa resistenza al flusso di corrente applicato.
Da ciò deriva l’importanza di un pronto riconoscimento dei segni e sintomi dell’attacco cardiaco,
ossia dei così detti “segni di allarme”, quali:
- dolore o senso di oppressione al centro del torace o
localizzato alle spalle, al collo, alla mandibola o alla parte superiore dell’addome in corrispondenza
dello stomaco;
- sudorazione;
- nausea;
- sensazione di “mancanza di respiro” e di debolezza;
I sintomi
possono comparire sotto sforzo o a riposo e con vari gradi di intensità.
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